Assieme
al sole, al vento, alla forza idrica e al calore
terrestre, la biomassa fa parte delle energie
rinnovabili. In base ai parametri temporali
umani, queste energie sono conservate dal ciclo
della natura e sono quindi inesauribili.
In
ogni materiale organico come piante, legname e
tutti gli esseri viventi è immagazzinata
preziosa energia – la cosiddetta biomassa. Si
prestano alla produzione di energia i rifiuti o
i residui.
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La
biomassa può però anche essere
coltivata appositamente per la
produzione di energia, sotto forma di
legname, canna cinese, sementi oleose,
granoturco, cereali, colza, ecc.
Lo
sfruttamento energetico di rifiuti
organici ha priorità rispetto alle
coltivazioni di biomassa, poichè
rappresenta contemporaneamente uno
smaltimento sensato dei rifiuti.
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La
biomassa si suddivide in:
1.
Materie prime rinnovabili
-
sono
utilizzate quale combustibile specie
vegetali che crescono rapidamente o colture
energetiche coltivate appositamente
-
da
barbabietole da zucchero, cereali o patate
si estrae alcool biologico (etanolo); dalla
frutta oleosa si ricavano oli o diesel
biologici, vettori energetici liquidi
utilizzati quali lubrificanti o carburanti.
2.
Residui organici
Sono
prodotti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e
dalla pesca, dall'industria e dalle economie
domestiche; i principali materiali per produrre
biogas sono:
Fondamenti
& fisica
In
linea di principio, vi sono due modi in cui si
forma calore e quindi energia utilizzabile per
produrre elettricità: la combustione del legno
e il processo di fermentazione
Combustione
del legno
La
combustione del legno avviene in tre fasi: il
materiale è dapprima essiccato a temperature
fino a circa 150°C, di modo che l'acqua
contenuta nel legno evapori. Successivamente,
tra 150 e 600°C si verifica la cosiddetta
pirolisi - la decomposizione termica. Durante
questa fase, il legno libera dei composti
gassosi e resta il carbone di legna. Tra 400 e
1.300°C ha infine luogo il vero e proprio
processo di combustione (ossidazione), mediante
l'apporto di aria (ossigeno). Solo a questo
punto si libera energia.
Processo
di fermentazione
Il
recipiente di fermentazione, detto anche
fermentatore o digestore, è il cuore degli
impianti a biogas. È qui che ha luogo anche il
vero e proprio processo del biogas, durante il
quale innumerevoli batteri decompongono le
sostanze organiche facilmente degradabili del
materiale di partenza (substrato), liberando il
biogas desiderato.
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Nell'agricoltura,
nel corso del tempo sono stati
sviluppati vari tipi di impianti per la
fermentazione.La forma più semplice
sfrutta il processo per accumulazione:
il liquame è prelevato dal fermentatore
isolato, riscaldato e agitato. Fino al
completo riempimento, l'impianto a
biogas è utilizzato quale deposito. Una
volta raggiunto lo sfioratore, il
liquame marcito passa nel recipiente di
postfermentazione: l'impianto a biogas
diventa così un impianto di travaso. |
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Uno
dei principali svantaggi è costituito
dal fatto che la composizione e la
quantità del gas non sono costanti.
Il metodo più diffuso è però il
processo continuo. Il fermentatore è
sempre pieno e serve solo alla
fermentazione. La quantità esatta di
substrato introdotta nel fermentatore
fuoriesce dall'altro lato ed entra nel
deposito. Lo svantaggio di questo metodo
è che il fermentatore non è
utilizzabile anche quale deposito per il
liquame.
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Legno
Per
millenni, il legno è stato una delle poche
energie sfruttate attivamente dall'uomo. A
partire dalla rivoluzione industriale, però, le
energie fossili – dapprima il carbone, poi il
petrolio e il gas naturale – nonché
l'elettricità hanno assunto sempre più
importanza, mentre la produzione di energia a
partire da biomassa è diventata quasi
insignificante. Le
recenti discussioni sui problemi ambientali
globali e sulla penuria di risorse hanno
riportato i vettori energetici indigeni,
rinnovabili e neutrali per il bilancio del CO2
sempre più al centro dell'attenzione
nell'ambito della politica energetica.
Un'importante premessa per incentivare
l'utilizzazione dell'energia del legno è una
tecnica che consenta una combustione del legno
comoda, efficiente e rispettosa dell'ambiente.
 |
Negli
ultimi si è assistito a un'importante
spinta innovativa, grazie alle
disposizioni contro l'inquinamento
atmosferico. Riscaldamenti a legna
moderni, impiegati correttamente,
raggiungono elevati gradi di rendimento
con poche emissioni.
Esiste
un'ampia gamma di moderni riscaldamenti
a legna, che va dal camino chiuso alla
grande caldaia automatica con rete di
riscaldamento a distanza e cogenerazione
forza-calore. La scelta del sistema
dipende soprattutto dal fabbisogno di
potenza termica. Entrano però in gioco
anche altri fattori, come le condizioni
di spazio, le esigenze di comfort e le
condizioni di approvvigionamento.
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Effetto
serra, dipendenza dall'estero, spreco, risorse
limitate, sono problemi molto discussi della
nostra politica energetica. Nell'ambito di
questa discussione, le energie rinnovabili, lo
sviluppo sostenibile e la compatibilità con le
esigenze del futuro assumono grande importanza.
Di tutte le "nuove" energie
rinnovabili, nei prossimi anni sarà il legno a
poter fornire il maggior contributo a un
approvvigionamento energetico durevole. Ciò è
importante anche sullo sfondo dell'inquinamento
atmosferico. Il legno non solo è neutrale sul
bilancio del CO2, ma è vantaggioso
ad esempio anche per quanto riguarda le
emissioni di diossido di zolfo.
Biogas
Sono
vari i metodi che consentono di produrre
elettricità partendo dalla biomassa. Al termine
della catena vi è sempre un processo di
combustione.
Una
minima parte della biomassa può essere bruciata
direttamente (escluso il legno). Spesso prima
sono necessari processi fisici, come la
compressione, la frantumazione o la pressatura,
per ottenere un prodotto intermedio
immagazzinabile, che possa essere trasformato
ulteriormente o bruciato direttamente.
Un'alternativa al processo chimico è la
fermentazione della biomassa mediante batteri in
un fermentatore o digestore senza apporto di
aria. Questa procedura biologica presenta molti
vantaggi: gli impianti di depurazione e
incenerimento dei rifiuti sono alleggeriti, i
problemi di odore risolti ed è prodotto
prezioso biogas, che può essere trasformato in
calore ed elettricità mediante impianti di
cogenerazione forza-calore. Con la
fermentazione, da una tonnellata di biomassa si
ottengono da 70 a 150 m3 di biogas, a
seconda del materiale di partenza, con cui un
impianto di cogenerazione può produrre circa
190 kWh di elettricità.
Un'importante
fonte di biomassa utilizzabile per scopi
energetici sono i nostri rifiuti giornalieri.
Resti di alimenti in cucina e nella
ristorazione, rifiuti vegetali domestici o
prodotti dal giardinaggio e dalla cura del
paesaggio, concimi aziendali (letame, liquame),
fango digerito di impianti di depurazione
dell'acqua e acque di scarico dell'industria
possono essere fatti fermentare tramite processi
anaerobici (e cioè senza apporto di ossigeno)
in appositi impianti.
Impianti
a gas di compostaggio (soluzione industriale)
Negli
impianti a gas di compostaggio, rifiuti organici
sono fatti fermentare tramite una procedura
termofila (e cioè in ambiente caldo, ad esempio
mediante batteri). Si forma così biogas,
trasformato poi in elettricità, calore o
carburante.
Vantaggi
-
Riutilizzazione
di rifiuti organici
-
Riduzione
della quantità di rifiuti domestici
-
Nessun
odore supplementare
-
Produzione
di compost e concimi liquidi
-
Produzione
e vendita di elettricità e calore a
distanza senza emissioni di CO2
Con
l'energia di 1 kg di biomassa:
-
un
ferro da stiro (1 000 W) è scaldato per
circa 10 minuti
-
un
televisore (80 W) funziona per circa 1 ora e
45 minuti
-
una
lampadina (60 W) resta accesa per circa 2
ore e 20 minuti
-
un'automobile
percorre 1 chilometro senza emissioni di CO2
Quadro
sintetico della tecnologia e degli impianti
Biomassa
è un termine che riunisce una gran quantità di
materiali, di natura estremamente eterogenea. In
forma generale, si può dire che è biomassa
tutto ciò che ha matrice organica, con
esclusione delle plastiche e dei materiali
fossili, che, pur rientrando nella chimica del
carbonio, non hanno nulla a che vedere con la
caratterizzazione che qui interessa dei
materiali organici. La biomassa rappresenta la
forma più sofisticata di accumulo
dell’energia solare. Questa, infatti, consente
alle piante di convertire la CO2
atmosferica in materia organica, tramite il
processo di fotosintesi, durante la loro
crescita. La biomassa utilizzabile ai fini
energetici consiste in tutti quei materiali
organici che possono essere utilizzati
direttamente come combustibili ovvero
trasformati in altre sostanze (solide, liquide o
gassose) di più facile utilizzo negli impianti
di conversione. Altre forme di biomassa possono,
inoltre, essere costituite dai residui delle
coltivazioni destinate all’alimentazione umana
o animale (paglia) o piante espressamente
coltivate per scopi energetici. Le più
importanti tipologie di biomassa sono residui
forestali, scarti dell’industria di
trasformazione del legno (trucioli, segatura,
etc.) scarti delle aziende zootecniche, gli
scarti mercatali, ed i rifiuti solidi urbani.
Ad
oggi, le biomasse soddisfano il 15% circa degli
usi energetici primari nel mondo.
Applicazioni
I
processi di conversione biochimica
permettono di ricavare energia per reazione
chimica dovuta al contributo di enzimi, funghi e
micro-organismi, che si formano nella biomassa
sotto particolari condizioni. Risultano idonei
alla conversione biochimica le colture
acquatiche, alcuni sottoprodotti colturali
(foglie e steli di barbabietola, ortive, patata,
ecc.), i reflui zootecnici e alcuni scarti di
lavorazione, nonché la biomassa eterogenea
immagazzinata nelle discariche controllate.
I
processi di conversione termochimica sono
basati sull'azione del calore che permette le
reazioni chimiche necessarie a trasformare la
materia in energia e sono utilizzabili per i
prodotti ed i residui cellulosici e legnosi. Le
biomasse più adatte a subire processi di
conversione termochimica sono la legna e tutti i
suoi derivati (segatura, trucioli, ecc.), i più
comuni sottoprodotti colturali di tipo
ligno-cellulosico (paglia di cereali, residui di
potatura della vite e dei fruttiferi, ecc.) e
taluni scarti di lavorazione.
Tra
le varie tecnologie di conversione energetica
delle biomasse alcune possono considerarsi
giunte ad un livello di sviluppo tale da
consentirne l’utilizzazione su scala
industriale, altre necessitano invece di
ulteriore sperimentazione al fine di aumentare i
rendimenti e ridurre i costi di conversione
energetica. Le tecnologie attualmente
disponibili sono sinteticamente:
- combustione
diretta
- carbonizzazione
- pirolisi
- massificazione
- la
digestione anaerobica (in assenza di
ossigeno)
- digestione
aerobica (in presenza di ossigeno)
- fermentazione
alcolica
- estrazione
di olii e produzione di biodiesel
- steam
explosion
La
digestione anaerobica, processo di
conversione di tipo biochimico, avviene in
assenza di ossigeno e consiste nella
demolizione, ad opera di micro-organismi, di
sostanze organiche complesse (lipidi, protidi,
glucidi) contenute nei vegetali e nei
sottoprodotti di origine animale, che produce un
gas (biogas) costituito per il 50÷70% da metano
e per la restante parte soprattutto da CO2
ed avente un potere calorifico medio dell'ordine
di 23.000 kJ/Nm3. Il biogas così
prodotto viene raccolto, essiccato, compresso ed
immagazzinato e può essere utilizzato come
combustibile per alimentare caldaie a gas per
produrre calore o motori a combustione interna
(adattati allo scopo a partire da motori navali
a basso numero di giri) per produrre energia
elettrica.
Al
termine del processo di fermentazione
nell'effluente si conservano integri i
principali elementi nutritivi (azoto, fosforo,
potassio), già presenti nella materia prima,
favorendo così la mineralizzazione dell'azoto
organico; l'effluente risulta in tal modo un
ottimo fertilizzante. Gli impianti a digestione
anaerobica possono essere alimentati mediante
residui ad alto contenuto di umidità, quali le
deiezioni animali, i reflui civili, i rifiuti
alimentari e la frazione organica dei rifiuti
solidi urbani. Tuttavia, anche in discariche
opportunamente attrezzate per la raccolta del
biogas sviluppato, solo il 40% circa del gas
generato può essere raccolto, mentre la
rimanente parte viene dispersa in atmosfera:
poiché il metano, di cui è in gran parte
costituito il biogas, è un gas serra con un
effetto circa venti volte superiore a quello
della CO2 le emissioni in atmosfera
di biogas non sono desiderabili; quando invece
la decomposizione dei rifiuti organici è
ottenuta mediante digestione anaerobica nei
digestori (chiusi) degli appositi impianti,
quasi tutto il gas prodotto viene raccolto ed
usato come combustibile.
Il
processo di digestione aerobica consiste
nella metabolizzazione delle sostanze organiche
per opera di micro-organismi, il cui sviluppo è
condizionato dalla presenza di ossigeno. Questi
batteri convertono sostanze complesse in altre
più semplici, liberando CO2 e H2O
e producendo un elevato riscaldamento del
substrato, proporzionale alla loro attività
metabolica. Il calore prodotto può essere così
trasferito all’esterno, mediante scambiatori a
fluido.
La
fermentazione alcoolica è un processo di
tipo micro-aerofilo che opera la trasformazione
dei glucidi contenuti nelle produzioni vegetali
in etanolo. L’etanolo risulta un prodotto
utilizzabile anche nei motori a combustione
interna normalmente di tipo “dual fuel”,
come riconosciuto fin dall’inizio della storia
automobilistica. Se, però, l’iniziale ampia
disponibilità ed il basso costo degli
idrocarburi avevano impedito di affermare in
modo molto rapido l’uso di essi come
combustibili, dopo lo shock petrolifero del 1973
sono stati studiati numerosi altri prodotti per
sostituire il carburante delle automobili
(benzina e gasolio); oggi, tra questi prodotti
alternativi, quello che mostra il miglior
compromesso tra prezzo, disponibilità e
prestazioni è proprio l’etanolo.
La
carbonizzazione è un processo di tipo
termochimico che consente la trasformazione
delle molecole strutturate dei prodotti legnosi
e cellulosici in carbone (carbone di legna o
carbone vegetale), ottenuta mediante
l’eliminazione dell’acqua e delle sostanze
volatili dalla materia vegetale, per azione del
calore nelle carbonaie, all’aperto, o in
storte, che offrono una maggior resa in carbone.
Il
processo di gassificazione (foto a lato,
per concessione del gruppo Marcegalia), consiste
nell'ossidazione incompleta di una sostanza in
ambiente ad elevata temperatura (900÷1.000°C)
per la produzione di un gas combustibile (detto
gas di gasogeno) di basso potere calorifico
inferiore, variabile tra i 4.000 kJ/Nm3,
nel caso più diffuso dei gassificatori ad aria
ed i 14.000 kJ/Nm3, nel caso dei
gassificatori ad ossigeno.

|
Valori
intermedi (10.000 kJ/Nm3) si
ottengono nel caso di gassificatori a
vapor d’acqua. I problemi connessi a
questa tecnologia, ancora in fase di
sperimentazione, si incontrano a valle
del processo di gassificazione e sono
legati principalmente al suo basso
potere calorifico ed alle impurità
presenti nel gas (polveri, catrami e
metalli pesanti).
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L’utilizzazione
del gas di gasogeno quale vettore energetico
pone alcune limitazioni legate essenzialmente ai
problemi connessi con il suo immagazzinamento e
trasporto, causa il basso contenuto energetico
per unità di volume.Ciò fa sì che risulti
eccessivamente costoso il trasporto su lunghe
distanze. Tali inconvenienti possono essere
superati trasformando il gas in alcool metilico
(CH2OH), che può essere agevolmente
utilizzato per l’azionamento di motori. Il
metanolo, caratterizzato da un potere calorifico
inferiore dell’ordine di 21.000 kJ/kg, può
essere successivamente raffinato per ottenere
benzina sintetica, con potere calorifico analogo
a quello delle benzine tradizionali.
La
pirolisi è un processo di decomposizione
termochimica di materiali organici, ottenuto
mediante l’applicazione di calore, a
temperature comprese tra 400 e 800°C, in
completa assenza di un agente ossidante, oppure
con una ridottissima quantità di ossigeno (in
quest’ultimo caso il processo può essere
descritto come una parziale gassificazione). I
prodotti della pirolisi sono sia gassosi, sia
liquidi, sia solidi, in proporzioni che
dipendono dai metodi di pirolisi (pirolisi
veloce, lenta, o convenzionale) e dai parametri
di reazione. Uno dei maggiori problemi legati
alla produzione di energia basata sui prodotti
della pirolisi è la qualità di detti prodotti,
che non ha ancora raggiunto un livello
sufficientemente adeguato con riferimento alle
applicazioni, sia con turbine a gas sia con
motori diesel. In prospettiva, anche con
riferimento alle taglie degli impianti, i cicli
combinati ad olio pirolitico appaiono i più
promettenti, soprattutto in impianti di grande
taglia, mentre motori a ciclo diesel,
utilizzanti prodotti di pirolisi, sembrano più
adatti ad impianti di piccola potenzialità.
La combustione diretta viene generalmente
attuata in apparecchiature (caldaie) in cui
avviene anche lo scambio di calore tra i gas di
combustione ed i fluidi di processo (acqua, olio
diatermico, ecc.). La combustione di prodotti e
residui agricoli si attua con buoni rendimenti,
se si utilizzano come combustibili sostanze
ricche di glucidi strutturati (cellulosa e
lignina) e con contenuti di acqua inferiori al
35%.
Gli
olii vegetali possono essere estratti
dalle piante oleaginose (soia, colza, girasole,
ecc.). Caratteristica comune di tutte le
oleaginose è quella di essere ricche di materie
proteiche che, dopo l’estrazione dell’olio,
sono impiegabili nell’alimentazione animale.
Le principali piante che si trovano in Europa
sono la colza e il girasole (i principali Paesi
produttori europei sono, per la colza, la
Germania, la Francia, la Gran Bretagna e la
Danimarca; per il girasole, la Francia, la
Spagna e l’Italia); la coltivazione della
soia, invece, si trova principalmente in America
(Stati Uniti, Brasile e Argentina). Gli olii
possono essere utilizzati come combustibili
nello stato in cui vengono estratti oppure dopo
esterificazione, ed il loro utilizzo ha destato
ormai da tempo un notevole interesse, sia per la
disponibilità di tecnologie semplici di
trasformazione ed utilizzazione, sia perché
consentono bilanci energetici accettabili, sia,
infine, per la riutilizzazione dei sottoprodotti
di processo (es. la glicerina, utilizzata
dall’industria farmaceutica).
Lo
Steam Explosion (SE) è un trattamento
innovativo, a basso impatto ambientale, mediante
il quale si può ottenere una vasta gamma di
prodotti, utilizzando come materia prima le
biomasse vegetali. Rispetto agli altri processi
di pretrattamento, lo SE presenta il vantaggio
fondamentale di separare in tre differenti
correnti le frazioni costituenti i comuni
substrati vegetali (emicellulosa, cellulosa,
lignina) rendendo possibile l’utilizzazione
totale delle biomasse. Il processo consiste
nell’uso di vapore saturo ad alta pressione
per riscaldare rapidamente legno, o qualsiasi
altro materiale lignocellulosico, in un reattore
che può essere ad alimentazione continua o
discontinua.
Costi
La
difficoltà di sviluppo del settore dello
sfruttamento energetico delle biomasse è legata
principalmente al superamento delle barriere
non-tecniche (finanziamenti dei costi di
investimento alquanto elevati, Politica Agricola
Comunitaria, diffusione delle informazioni).
Il
costo dell'energia da biomassa è, attualmente,
ancora generalmente maggiore di quello derivante
dalle fonti fossili, ma vi è una tendenza verso
la competitività, in tempi ragionevolmente
brevi, da sostenere e valorizzare.
In tutti i casi, tuttavia, il gap di costo tra
le fonti rinnovabili e quelle fossili, sarebbe
invertito se venissero considerati nell'analisi
costi-benefici gli aspetti ambientali ed i costi
sociali connessi alla combustione dei materiali
fossili.
Vantaggi
ambientali
La
biomassa è ampiamente disponibile ovunque e
rappresenta una risorsa locale, pulita e
rinnovabile. L’utilizzazione delle biomasse
per fini energetici non contribuisce
all’effetto serra, poiché la quantità di
anidride carbonica rilasciata durante la
decomposizione, sia che essa avvenga
naturalmente, sia per effetto della conversione
energetica, è equivalente a quella assorbita
durante la crescita della biomassa stessa; non
vi è, quindi, alcun contributo netto
all’aumento del livello di CO2
nell’atmosfera. In tale ottica, quindi,
aumentare la quota di energia prodotta mediante
l’uso delle biomasse, piuttosto che con
combustibili fossili, può contribuire alla
riduzione della CO2 emessa in
atmosfera.
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